2bARCH Studio | Riqualificazione Quadriportico del “Pavaglione”

Riqualificazione Quadriportico del “Pavaglione”

PAPILLO

Lugo / Italia / 2012

CONCETTO di PIAZZA-CENTURIAZIONE. Piazza Mazzini è utilizzata oggi solo nello spazio porticato sui quattro lati, nella fascia acciottolata e saltuariamente per eventi cittadini ( Fiera Biennale dell’agricoltura, artigianato, industria, Rombi di Passione e Contesa Estense) che ne occupano la porzione centrale senza avere un vero e proprio ruolo centrale nella vita della città. Ruolo che spetterebbe alla piazza più ampia della città che in passato fu fulcro di un mercato di valenza nazionale. Meta da raggiungere, nuovo spazio simbolico e rappresentativo di Lugo, la piazza deve segnare il ritorno della vita nel centro della città e contemporaneamente diventare essa stessa motivo di attrazione della vita cittadina, un luogo urbano di aggregazione, ed un paesaggio da vivere e respirare. Il progetto interviene sulla piazza facendo si che il suo grande vuoto geometrico si trasformi in un monumento urbano. Le dimensioni e le proporzioni della piazza posseggono già oggi un carattere maestoso evidenziato da un progetto che promuove una soluzione mirata a far riscoprire e a far riemergere una schema distributivo pedonale a memoria della centuriazione lughese, cosi facilmente leggibile nel tessuto urbano più autentico della città. Due percorsi paralleli che, seguendo il Kardo, permettono di sfondare visivamente la cortina del quadriportico verso i bastioni della Rocca, creando una suggestiva prospettiva che documenta il grado di assimilazione della centuriazione a livello urbano, si incrociano con altri due paralleli al Decumano e generano al loro centro uno foro come spazio polifunzionale per attività di pubblico spettacolo. CONCETTO di PIAZZA-TENDA. Una ricerca progettuale che parte dalla reinterpretazione del significato etimologico di Pavaglione, non però nell’accezione latina “papillo”, farfalla, ma dal dialetto Pavajan che si ricollega alla fiera dei bachi da seta che si tenne a Bologna dal 1449 negli spazi ora occupati da Piazza Galvani, di fronte all’Archiginnasio. Quel mercato era collocato sotto un tendone, per cui il nome bolognese secondo alcuni potrebbe essere in relazione col francese pavillon, cioè padiglione, tenda. A lungo il Pavaglione è stato considerato il passaggio “bene”, il salotto della città. Se quindi in passato l’esigenza di creare un grande loggiato/tendone per dare riparo alle merci è stato il motivo generante del Pavaglione, oggi il nuovo grande porticato, memoria dei vecchi mercati di tende, diventa a sua volta generatore per il recupero della piazza, elemento rivitalizzante che definisce aree tematiche con spazi di dimensione più domestica e con una maggiore intimità evitando l’effetto alienante della piazza d’armi. Percorsi coperti che, grazie al movimento delle tende, attraggono i cittadini e li portano al centro della piazza; un mezzo per superare la barriera del portico che col tempo ha pian piano “impedito” alla popolazione di godere di questa centralità aiutato dalle “luci delle vetrine” dei negozi. Come un “tenda” sospesa che protegge dal sole d’estate e costruisce giochi di luce d’inverno, il “telo di seta traforato” diventa un nuovo monumento della città che negli anni potrebbe arricchirsi di numerosi elementi luminosi, giochi d’acqua e sistemi di raffrescamento evaporativo ( nebulizzatori) per poter camminare tra le fronde degli alberi e ammirare da vicino il rigoglio della natura. Un percorso porticato le cui arcate nascono da una rilettura contemporanea delle attuali aperture del portico e dalla riproporzionatura della piazza del Pavaglione con la dimensione classica dei fori romani e abbastanza rispettosa del rapporto della sezione aurea. PROGRAMMA PIAZZA-INCONTRO. Il progetto prevede quindi una riorganizzazione generale della piazza per aree di superficie, racchiuse dai percorsi coperti/tende, che vogliono attirare e coinvolgere le diverse fasce d’età o stati d’animo. Abbiamo cosi pensato ad una zona più ludica per i bambini, con giochi integrati nel verde, ma anche per i più grandi, con l’inserimento di un campo da bocce e con grandi prati dove sdraiarsi all’aperto; un area per l’incontro caratterizzato da panche/fioriere che ruotando creano piccole zone private, ma anche un settore più riflessivo nel giardino sonoro, pensato come una continua scoperta di stimoli di ogni tipo, visivi, sonori, olfattivi, mentali. Un area polivalente delimitata da un raddoppio di tende montate a scacchiera dove si potrebbe facilmente realizzare una completa chiusura con una struttura leggera ed una collinetta che spezza la profondità della piazza e nasconde al suo interno un palcoscenico per spettacoli pubblici all’aperto o per i visitatori della piazza più esibizionisti. L’acqua è l’elemento che ricorre e che lega gli spazi. I nebulizzatori posti sui percorsi e nelle aree protette dalla luce diretta, insieme alle fontane, segnano l’esperienza diretta chi attraversa il luogo. Il dislivello centrale è evidenziato da tagli d’acqua che bagnano le pareti e rompono il silenzio in una lenta caduta. VERDE, NATURA, ALBERI e PAESAGGIO. All’interno trovano spazio alberature di nuova piantumazione che hanno lo scopo di decorare senza creare ombre portate. Il giardino va vissuto tutto l’anno indistintamente dalle aree pavimentate. Deve mutare allo scorrere delle stagioni attraverso essenze caducifoglie che consentano un adeguato soleggiamento invernale. La piazza diventa parco. Micro sistemi paesaggistici che sembrano emergere dal suolo e richiamano nel loro profilo il macro sistema del paesaggio lughese. Il giardino è anche parco, è quindi luogo da vivere e non solo immagine da contemplare. I bambini giocano e corrono senza barriere dal pavimento di pietra alla collina verdi. Grazie all’inserimento di “torrette/scambiatori”, memoria di vecchi focolari, che mandano aria a diversa temperatura durante tutto l’anno la piazza diventa il luogo dove giocare anche nella stagione più fredda e conservano quindi la vitalità trasformandosi in elemento di richiamo anche per le generazioni più giovani. Alcuni dei cerchi più piccoli sono rivestiti di ghiaia bianca e diventano il luogo in cui inserire gli arredi urbani di servizio ed il sistema di illuminazione. Tra le essenze arboree maggiormente utilizzate nel “giardino” ci sono: • il pioppo, populus alba, per le aree con piantumazione a filare, memoria delle vecchie divisioni dei campi o dei boschetti di completamento tra diversi impianti di coltivato; • il gelso, morus nigra e alba, memoria delle coltivazioni dei bachi seta grazie ai quali Lugo raggiunse importanza nazionale; • l’acero campestre, acer campestre; • piante aromatiche.

Progettisti: arch. Alessio Naldoni, arch. Simone Papucci, Lapo Naldoni, designer Francesco Benedetti